lunedì 18 marzo 2013

Aspetti e aspettative di governo

Non c'è molto da aspettarsi. La strada è stretta, come dice Bersani. E impervia. In salita: quasi un muro.
Il PD riproverà, anche per la formazione del nuovo governo, una mossa fuori dagli schemi, come avvenuto per la candidatura dei 2 Presidenti delle Camere. Si parla di un esecutivo formato da donne e giovani (ma con elevate competenze), nomi nuovi o di personalità di altissimo livello, come Milena Gabanelli, Fabrizio Barca, Carlin Petrini di Slow food, don Ciotti, Stefano Rodotà. Questa strategia comunque non deve servire per prendere voti (e portare via parlamentari dagli altri gruppi), ma fare capire al Parlamento (e al Paese) che un vero cambiamento è possibile.
Ma meglio non farsi comunque troppe illusioni: dal Pdl arriverà di sicuro un rifiuto totale (immaginate di vederli votare su conflitto di interessi e legge anticorruzione...), e non molto di più da Scelta Civica (vista l'esperienza del voto alle Camere). E anche dal M5S, pure con la proposta di un programma per loro inattaccabile, difficilmente ci sarà un'apertura. Un peccato, visto che le ultime scelte del PD, oltre che dalla spinta della giovane nuova classe dirigente del Partito, sono dovute anche dallo stimolo e dall'ingresso in Parlamento dei "grillini", che rappresentano di certo una ventata, anzi una fiatata (sul collo) di novità. Una scelta legittima, la loro, di non votare la fiducia: ma sarebbe grave se si anteponessero meri calcoli elettorali ai problemi del Paese, e se ad un'assunzione di responsabilità e all'occasione di rinnovamento si optasse per un puro fondamentalismo basato sulle invettive e sull'ostracismo di Grillo, che va ben al di là della battaglia politica (e anche della semplice educazione). Sarebbe auspicabile quindi un cambio di rotta: un appoggio, ma soprattutto un apporto in termine di idee (da ago della bilancia ad ago della bussola, per usare un bel concetto della senatrice Bignami).
In ogni caso, se non dovesse partire il nostro progetto, evitiamo di gettare la croce solo addosso agli altri: anche se complice una legge elettorale infame, siamo anche noi tra i maggiori responsabili di questa situazione, perché dopo la felice esperienza delle primarie, non siamo riusciti in campagna elettorale a perpetuare il messaggio di rinnovamento che la gente pretendeva, lasciando semmai campo libero su questo a Grillo.
Proviamo quindi ora a rimediare, anche se probabilmente è tardi: ma se sapremo riconoscere a noi stessi e davanti agli elettori, gli errori commessi, tutto questo potrà servirci per continuare nella direzione che abbiamo intrapreso di recente.
Intanto in Parlamento si è cominciato a lavorare, e le premesse (e anche le promesse) del centrosinistra paiono proprio buone.