venerdì 14 ottobre 2011

Varese: situazione lavoro sempre più critica

I dati della Cgil sull'occupazione in provincia di Varese sono preoccupanti: la cassa integrazione ha “bruciato” nei primi 8 mesi del 2011 l’equivalente di 17mila posti di lavoro, il 6,2% del totale. Per quanto riguarda la mobilità, il totale dei lavoratori iscritti risulta essere di 4.095 dall’inizio dell’anno, il 7,3% in più rispetto all’anno scorso, e particolarmente preoccupante è l’esplosione dei licenziamenti nelle aziende sotto i 15 dipendenti che allo stato dei fatti è del 21% più alto di quanto registrato lo scorso anno. Il quadro drammatico che si presenta sul territorio è quindi una crisi fatta di padri e madri che rimangono senza lavoro, famiglie con mutui da pagare costrette a contratti part time e giovani ai quali spesso si apre come prospettiva l’orizzonte di un lavoro atipico, sottopagato e saltuario.
Un'analisi che trova conferma anche da quanto emerso nel convegno che Acli provinciali di Varese, Università dell'Insubria e Fondazione La Sorgente hanno dedicato al tema del lavoro, con uno sguardo aperto soprattutto sui giovani. «Da quando è scoppiata la crisi - ha spiegato Tiziano Treu, invitato al dibattito - spendiamo la gran parte delle risorse per la cassa integrazione difendendo l'esistente (senza riuscirci fino in fondo) e così si è messa fuori una generazione che non trova lavoro o neppure lo cerca. Spendiamo il 15% del PIL per le pensioni e lo 0,9% per le famiglie. O rompiamo questo guscio e investiamo nel futuro del lavoro o non andiamo avanti».
Le soluzioni? Investire in educazione e formazione, non solo professionale, e creare le condizioni perché i giovani possano esprimersi liberamente e trovino spazio, in particolare puntando sulla Rete. E sull'importanza della formazione nel lavoro concorda anche l'Associazione Artigiani.